“Siete all’ascolto di Psicoradio”. L’articolo di Pagina99 sull’esperienza della radio bolognese

27 giugno 2014

WWW.PAGINA99.IT ILQUOTIDIANODELWEEKEND • 14|20 GIUGNO 2014 • ANNO 1 N.46

Conversazioni | La testata radiofonica bolognese ha una redazione formata da tredici pazienti psichiatrici. Un’esperienza terapeutica

che ha prodotto 400 trasmissioni.

SIETE ALL’ASCOLTO DI PSICORADIO

La sede dell’emittente si trova nell’edificio che ospitava l’ex manicomio cittadino

 

ROBERTO ZICHITTELLA

BOLOGNA . Una volta un titolo di giornale l’ha definita la radio «dei matti», ma quando in un torrido lunedì di giugno comincia la riunione delle 14,30, tutti i redattori sono attenti, seri e concentrati. Molto più professionali di tanti giornalisti che frequentano analoghe riunioni nei giornali o in qualunque altra redazione.

Le proverbiali “gabbie di matti” stanno altrove, ma non qui a Psicoradio, la testata radiofonica bolognese con una redazione formata da pazienti psichiatrici. La riunione del lunedì si svolge all’interno dell’ex manicomio cittadino, dedicato allo psichiatra Francesco Roncati. L’edificio si affaccia sui portici di via Sant’Isaia. Si varca un portone e ci si trova in un grande cortile. In fondo c’è l’ingresso del convento che dal 1869 ospitò il Manicomio provinciale di Bologna, dal 1916 l’Ospedale per infermi di mente e dal 1926 l’Ospedale psichiatrico provinciale.

Oggi la struttura è un poliambulatorio con servizi sanitari della Asl di Bologna, ma del vecchio convento restano i lunghi e ampi corridoi, con i soffitti a volta e i finestroni ai lati.

Sulla porta che ospita la redazione di Psicoradio spicca il volto del dottor Sigmund Freud. È un fotomontaggio che mostra lo scienziato davanti a un microfono, con la cuffia attorno al collo. All’interno un paio di tavoli con dei computer e una ventina di sedie. Un tocco di colore e di allegria arriva dai teli appesi alle pareti. «Sono le tende d’ingresso delle case tibetane a Lhasa. Le avevo prese in alcuni miei viaggi e le ho portate qui perché questo luogo era di una tristezza enorme», spiega Cristina Lasagni, la direttrice di Psicoradio.Cristina insegna alla facoltà di Scienza della Comunicazione dell’Università di Lugano. È nata ad Asmara, in Eritrea, e a dieci anni è arrivata in Italia con la famiglia, a Bologna. Qui, a metà degli anni Settanta, ha partecipato all’attività delle radio libere espressione del movimento degli studenti, come Radio Città. «In quegli anni – racconta – ho cominciato a seguire i temi legati alla psiche, al carcere, alla differenza di genere. Collaborando con l’associazione Arte e Salute ho scoperto il forte legame che può esserci fra la sofferenza psichica e il lavoro intellettuale».

Cristina Lasagni guida la riunione di redazione scrivendo con il pennarello sui fogli di un grande blocco di carta appeso a un cavalletto. «L’intervista alla psicanalista Valcarenghi dura 26 minuti. Che dite? Regge? La mandiamo così, senza musica? » chiede. Qualcuno dà il suo parere, si discute, si fanno proposte. «Che altro c’è in lavorazione?» C’è un’altra intervista da montare, ma prima bisogna trovare le musiche. Si parla anche di un programma intitolato “Psicoradio ridens”, un blob dei più divertenti fuorionda registrati dalla redazione.

Nel logo della radio la “S” del nome è raffigurata con una pipa presa in prestito dal celebre quadro del pittore surrealista René Magritte, intitolato Trahison des images. Il quadro mostra una pipa seguita dalla dicitura Ceci n’est pas une pipe (Questa non è una pipa). «Questa non è una radio» c’è scritto accanto al volto di Freud. Certo, non tutto è come sembra, ma qui non si lavora per finta. Le trasmissioni di Psicoradio vanno in onda su Popolare network (una rete di venti emittenti che trasmettono in Italia) e sull’emittente bolognese Radio Città del Capo.

Psicoradio è nata nel 2006 in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e con Arte e Salute Onlus. Il progetto prevede un corso di formazione per operatori radiofonici e il lavoro di redazione all’interno della testata giornalistica. Gli argomenti dei programmi riguardano soprattutto la psiche e i suoi rapporti con il sociale e la cultura. Nell’archivio di Psicoradio, ascoltabile in podcast, si trovano puntate speciali intitolate “Non curate la mia tristezza”, “Un estenuante lieto fine” (l’anoressia vista dalla madre), “Giappone, tremante terra di manicomi” (parte di un ciclo sulla psichiatria nel mondo). Da quando è nata, Psicoradio ha prodotto oltre 400 trasmissioni (ma le messe in onda sono 800), organizzato convegni, incontri nelle scuole e nelle università, promosso ricerche, come “Follia Scritta”, dedicata ai titoli dei giornali dedicati alla salute mentale.

L’esperienza di redazione è terapeutica. «Il lavoro intellettuale – spiega Cristina Lasagni – rafforza l’intelligenza e la creatività, rimette in moto parti della mente che la sofferenza psichica rischia di nascondere. Inoltre qui dimostriamo che chi vive forme di sofferenza psichica può produrre una comunicazione interessante».

La sofferenza della mente può nascere per varie ragioni. C’è chi la vive fin dall’infanzia o dall’adolescenza. Per altri è come un precipizio in cui si cade dopo una vita in apparenza normale, fatta di affetti, relazioni umane, lavori sicuri, ben retribuiti e magari anche di prestigio. Da Psicoradio è passato anche un manager che, dopo anni molto difficili, ora è riuscito a ricostruirsi una vita. Vincenzo, 46 anni, bolognese, oggi è uno dei redattori. Si allontana per qualche minuto dalla saletta di registrazione e racconta: «Io facevo il giornalista a Radio Città del Capo e ho lavorato per le Nazioni Unite in Kosovo. Sono stato là sei mesi e al ritorno sono caduto in una brutta depressione. Non credo sia stata colpa del Kosovo, ma fra il 2000 e il 2011 per me è stato come vivere in galera o in coma, fai tu. Stavo tutto il giorno in casa a dormire. Dieci anni di buio totale. Poi, lentamente, mi sono ripreso e sono tornato alla vita. Il lavoro in radio mi aiuta molto, mi ha rimesso in pista, ma se mi chiedi come sarà il mio futuro ti rispondo che non lo so, per ora lo vedo ancora molto incerto. Però sto bene».

Fare domande sul futuro è sempre un rischio. «Mi fai una domanda molto difficile, perché io di base sono una grande pessimista e a 47 anni non so proprio che risposta darti», dice Elena, che approfitta dell’ intervista con per fumarsi una sigaretta nel cortile dell’ex Roncati (come viene definito il vecchio manicomio). Elena ha cominciato a stare male quando aveva 14 anni. «Da allora – dice – non ho più smesso, fra alti e bassi. Sono passata da tanti ricoveri e da molte visite al centro di igiene mentale. Nome buffo, no? A me fa pensare a una autoclave. Però sono qui, la radio mi piace, anche se a volte i temi che trattiamo sono un po’ pesanti, perciò ho pensato di alleggerire con il blob dei fuori onda.

 

 

 

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